“Mi fermai un attimo ad ascoltare una voce che arrivava da chissà dove, ti entrava dentro con la facilità di un pugnale.”

Non era una voce, era Johnny Cash.

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AT FOLSOM PRISON – FOLSOM, 13 GENNAIO 1968

Siamo nel carcere di massima sicurezza di Folsom in California. Sono gli anni di passaggio dal grande rigore autoritario dell’America della prima metà del 1900, alla grande svolta libertina degli anni 60 e il 1968 è l’anno spartiacque. Johnny Cash è già un personaggio affermato quando decide di tenere un concerto all’interno di un carcere. È la prima volta nella storia che succede e la sua casa discografica non è per nulla d’accordo, ma Johnny è un tipo risoluto e raggiungerà il suo obbiettivo.

Quando sale sul palco e attacca con Folsom Prison Blues il pubblico è esaltato, tra urla, applausi, piedi che battono in terra e simpatici buffetti di approvazione tra i carcerati, le guardie non sanno come comportarsi. I volti sono tesi, gli sguardi si incrociano in attesa di un cenno, ma per fortuna filerà tutto liscio e questo live entrerà dritto nella storia.

 

 


FOLSOM PRISON BLUES

Sento quel treno che arriva, arriva da dietro la curva

Non ho più veduto la luce del sole da talmente tanto tempo che nemmeno io mi ricordo da quando

Sono rimasto rinchiuso nella prigione di Folsom dove il tempo scorreva interminabile

e sento quel fischio che soffia giù a San Antoine

 

Quando ero solo un bimbo mia mamma mi disse: figlio

sii sempre un bravo ragazzo, non giocare mai con le pistole

Ma uccisi un uomo a Reno solo per vederlo morire

Quando sento quel treno che avanza piego la testa e piango

 

Scommetto che ci sono persone ricche nelle sue fantastiche carrozze risplendenti

e probabilmente bevono caffè e fumano grossi sigari

Ma so che io dovevo aspettarmelo, so che non sarò libero

ma loro continuano a muoversi, ed è questo che mi tormenta

 

Se mi facessero uscir di prigione, se quel treno fosse il mio

Potete scommetterci che lo sposterei ancora un pò lungo i binari

lontano dalla prigione di Folsom

e lascerei che quel triste fischio si porti via la mia tristezza .


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LA STORIA D’AMORE PIU’ BELLA DI SEMPRE

Johnny si sposò molto giovane, frequentò Vivian quasi solo per corrispondenza, perché in quel periodo era arruolato in esercito e spedito in Germania. Lì acquistò la sua prima chitarra e imparò a suonarla da autodidatta.

Tornato in America ad un mese dal congedo sposa Vivian, da cui avrà quattro figli, ma la sua vita sregolata da musicista e gli abusi con alcol e droghe non passeranno inosservati e i due divorzieranno.

Lui ha da sempre una cotta per June Carter: cantante, scrittrice, attrice e attivista umanitaria. Con lei ha avuto modo di dividere molti palchi di festival country girovagando per gli Stati Uniti. Lei da fervente cattolica fatica ad accettare di stare con una persona divorziata e con il vizio dell’alcol, ma sa benissimo di amarlo e cederà alla sua corte quando Cash, sul palco nel bel mezzo di un duetto live con lei, le chiederà di sposarla…

La risposta è ovvia adesso, ma non era per nulla scontata per un peperino come June!

La lettera di Johnny per i 65 anni di June è sicuramente una delle prove d’ amore più belle e sentite. Saranno legati per sempre e moriranno a pochi mesi di distanza. Se l’amore non è eterno, questa è l’eccezione che conferma la regola.

“Buon compleanno principessa, ormai siamo vecchi e ci siamo abituati l’uno all’altra. La pensiamo nello stesso modo. Leggiamo la mente dell’altro. Sappiamo quello che l’altro vuole anche senza dirlo. A volte ci irritiamo anche un po’. Forse a volte ci diamo anche per scontati. Ma ogni tanto, come oggi, medito su questo e mi rendo conto di quanto sono fortunato a condividere la vita con la più grande donna che abbia mai incontrato. Continui ad affascinarmi e ad ispirarmi. La tua influenza mi rende migliore. Sei l’oggetto del mio desiderio, la prima ragione della mia esistenza. Ti amo tantissimo. Buon compleanno principessa, John”.

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“Gli incontri più importanti sono già combinati dalle anime prima ancora che i corpi si vedano”

(Paulo Coelho)

NOTE SPEZIATE

Siamo a Külob in Tagikistan, in un lasso di tempo che è difficilmente percorribile da una mente normale, ma non così lontano dalla realtà. I due coniugi Cash si trovano in quel posto dimenticato da Dio ma non da Allah, per promuovere un’associazione che vuole portare sul territorio la produzione di Azalee, per dare colore al loro paese, col motto “Rododendro ma non fuori”.

La sera con gli animi più che rilassati si fermano a cenare con due organizzatori in un locale chiamato “Külob caldo”.

Fra una costata di bisonte ed una bottiglia di champagne, la prosa si fa più ancestrale ed è qui che uno dei due Tagiki che chiameremo semplicemente Livio, esordisce apostrofando con epiteti tutt’altro che gradevoli Johnny, June con il caldo sangue sudista nelle vene va su tutte le furie e ribatte in cagnesco di sciacquarsi la bocca, quando

Livio le risponde ” cane che abbaia non morde” si ritroverà June attaccata al suo orecchio ed un pezzo di lobo estratto con un solo “clack”!!! Questo aneddoto influenzerà non poco la carriera di un certo Mike Tyson.

P.s. I fatti narrati sono realmente accaduti, a volte conditi da un velo di sarcasmo, ma in alcuni casi la finzione è più vera della realtà stessa.

Stay Tuned, Stay Rock…Boja Fauss!

-Luc-

 

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