Siamo in Inghilterra, a Bristol per essere precisi, nella seconda metà anni ’90.

Nei fumosi club inglesi, passata l’influenza punk degli anni precedenti, comincia a prendere piede qualcosa di nuovo, di diverso, di affascinante e misterioso.

E’ un genere, un’attitudine, un gusto musicale che affonda le sue radici in un mood retrò ed incredibilmente elegante, un misto di jazz, soul, funk, campionamenti elettronici, atmosfere teatrali e voci eteree e sognanti.

Il genere in questione è il trip-hop, e annovera fra i suoi più grandi esponenti (nonché padri putativi) i Massive Attack.

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Robert “3D” Del Naja e Grant “Daddy G” Mashall

I Massive Attack nascono come “collettivo artistico” qualche anno prima – 1987, per la precisione, e da subito con “Blue Lines”, loro disco d’esordio del 1991, mettono le cose in chiaro a livello di scelta musicale, con un mix senza precedenti di un centinaio di sonorità diverse – per rendervi conto, ascoltate uno dei singoli più rappresentativi, “Unfinished Sympathy”.

 

 

Nel 1998 esce “Mezzanine” (a parere di chi parla, il capolavoro assoluto della band) che contiene, fra le altre, uno dei pezzi simbolo – nonché di maggiore successo – di tutta la decade dei Nineties – vale a dire, “Teardrop”.

Accompagnato da un videoclip immortale (la riproduzione in computer grafica del “feto cantante” è rimasta impressa negli immaginari collettivi anche al di fuori del periodo d’uscita del singolo), il pezzo è una malinconica ballata elettronica, costruita da un morbido arpeggio di chitarra acustica poggiata su un beat elettronico costante e ipnotico, sulla quale poggia la voce dolcissima di Elizabeth Fraser (cantante dei Cocteau Twins), che a mo’ di ninna nanna ci accompagna per tutta la durata del pezzo.

“Teardrop” suscita sempre emozione, sospesa tra momenti di quiete e un esemplare crescendo finale, fino a sfumare per ritornare nel nulla dalla quale è partita.

 

 

Nel 2005, un giovane cantante inglese dalle spiccate abilità vocali (nonché ottimo chitarrista) dedica uno splendido tributo al pezzo dei Massive Attack – si tratta di Newton Faulkner, classe 1985.

 

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La cover di Faulkner non si discosta eccessivamente dalla struttura originale del pezzo, bensì la spoglia di tutti gli orpelli elettronici per riportare in vista la splendida linea vocale, mentre la sua chitarra funge sia da strumento acustico sia percussivo, in perfetta sintesi con la vocalità del cantante.

 

 

La potenza espressiva del pezzo dei Massive Attack è talmente ampia che, in qualunque versione venga riproposta, non manca mai di stupire ed emozionare.

-Gimmy-

 

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