RORY GALLAGHER (1948 – 1995)

Quando la tua amante è una chitarra, il frutto di tale amore è tutto ciò che un musicista sogna di essere!

Untitled.png

LONDRA, 2011

Siamo all’Hammersmith Apollo, il palazzetto è gremito, sono tutti in piedi ad osservare, ascoltare e godere di ogni singola nota del loro idolo: Joe Bonamassa, affermato astro del rock-blues mondiale.

Sale sul palco un uomo sui 60, stretta nella mano ha una Fender Stratocaster Vintage, con evidenti segni di usura. Quella non è una chitarra, ma “la chitarra” che ha accompagnato Rory Gallagher, dal giorno in cui l’ha acquistata nel 1966, al suo ultimo live nel 1995, e quell’uomo è suo fratello. Fu la prima Stratocaster in assoluto ad arrivare in Irlanda.

Bonamassa abbraccia il fratello di Rory e si “veste” con la famosa Strato, e parte con le note di Cradle Rock, un’emozione unica per tutti. Sembra che quella chitarra si sia presa l’anima di Gallagher, proprio come ne “Il Ritratto di Dorian Grey“e che dentro di lei non ci sia l’eterna giovinezza, ma l’unica parola che potesse descriverlo: BLUES.

LA GIOVINEZZA

rory2

I Taste furono la prima band di Gallagher, e riscossero già un discreto successo. La loro formazione a tre riprendeva le dinamiche hendrixiane con gli Experience. I loro live erano infuocati e portava davvero al limite le loro capacità fisiche, mentali e tecniche ogni santa volta che saliva sul palco. Per lui non era un concerto, ma tutta la sua vita. Purtroppo la loro carriera fu breve per colpa di un manager senza scrupoli, che li sfruttò fino all’ultima goccia di sudore, mettendoli uno contro l’altro, lasciandoli senza un penny nelle tasche!

Fu la fine dei Taste, ma la continuazione ovvia di un genio della chitarra.

Ogni pezzo fatto dal vivo cambiava completamente faccia, a volte Gallagher riusciva a raddoppiare o anche triplicare la durata dei pezzi studio, lanciandosi in jam o assoli infiniti. Non osservava i volti davanti a lui, non gli importava di cosa pensassero gli altri. Ci metteva l’anima davanti a 50.000 persone nello stesso modo in cui lo faceva a 9 anni, seduto sul bordo del letto in camera sua.

Gerry McAvoy, suo bassista per vent’anni, disse di lui:

“Non discutevamo mai su ciò che avremmo suonato, lui lanciava i brani senza avvertirti e Dio ti aiuti se non eri pronto. Ci portava sempre al limite, uscivamo dopo il terzo o quarto bis fradici di sudore tra gli applausi scroscianti, ma raramente lui era soddisfatto. Era alla ricerca della perfezione a rischio di collassare sul palco.”

Rory non era la classica rockstar, era un ragazzo introverso, molto sulle sue. Non faceva uso di droghe, non era interessato a groupie o amanti, lui amava la sua chitarra e ci faceva l’amore ogni volta che saliva su un palco. Quando non suonava, leggeva.

Purtroppo come ogni buon Irlandese, avevo il vizio di bere birra e whisky, ma in quantità industriali. A volte abbinato a farmaci antidepressivi di cui purtroppo doveva far uso.

Questo lo portò nel 1995 a collassare sul palco del Nighttown a Rotterdam. Morirà pochi mesi dopo per un infezione in seguito a trapianto di fegato, ma lascerà in eredità a tutti noi le sue poesie, cantate dalla sua voce e soprattutto dalla sua Strato.

“Cercare lentamente, con umiltà e costanza, di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò che essa genera, dal suono, dalla forma e dal colore, che sono le porte della prigione della nostra anima, una immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere… questo è l’arte.”  (J. Joyce)

Note Speziate

Rory è a casa sua tranquillo, nessun pensiero fuori dall’ordinario, la sua mente è sgombra da ogni superficiale inondazione di riflessioni quotidiane, dal marasma di problematiche che avvolgono la sua identità. Oggi più che mai è il giorno giusto per comporre.

Senza pensarci troppo collega la chitarra all’ampli e suona, zio fà se suona, le ficca certe cartelle che sembra un incontro di pugilato, ma lei ci sta alla grande e ad ogni fraseggio riuscito o anche solo perché le va, gli offre una una pinta di Guinness l’una e un sorso di whisky l’altra volta, in modo alternato e continuo. Quando passa a trovarlo un suo amico, Rory è già bello carburato e continua nel suo pentagramma alcolico, ma adesso fedelmente assistito dal prode compagno.

Sappiamo tutti che quando si supera il limite, il filo sottile che lega l’ilarità dall’irosità e così lieve che in confronto il Tonno Rio mare è un pezzo di marmo; così succede ai due amici che vengono alle mani e se le danno di santa ragione, Rory in un ultimo e feroce impeto gli strapperà il Parka facendolo fuggire.

Il giorno dopo si sveglierà con un cerchio alla testa più che plausibile, ma scoprirà con grande stupore che il suo amico era in realtà un’attaccapanni e la giacca che aveva strappato era il suo Parka che aveva appeso poche ore prima. Mannaggia la miseria!

P.s. I fatti narrati sono realmente accaduti, a volte conditi da un velo di sarcasmo, ma in alcuni casi la finzione è più vera della realtà stessa.

Stay Tuned, Stay Rock…Boja Fauss!

-Luc-

Annunci