Che cos’è il funk?

Il funk è quel meraviglioso mix di black music, soul, un po’ di gospel, linee di basso sinuose, ritmi eleganti e incredibilmente ballabili, e quella sensazione di sensualità che solo gente come James Brown, George Clinton (con i suoi Parliament e Funkadelic) e gli Sly & The Family Stone possono emanare senza fare sforzo alcuno.

Loro, e ovviamente, il Genio : Stevie Wonder.

stevie.jpg

Nato non vedente, vero enfant prodige della musica – comincia a suonare il pianoforte a soli 4 anni! – e polistrumentista, Stevie Wonder ha generato un impatto generazionale di incredibile importanza sia per quanto riguarda la black music (e quindi funk, soul, jazz e r’n’b) sia per la crescita spirituale di una miriade di artisti, dagli anni ’60 fino ad oggi.

Negli anni ’70, il Nostro è particolarmente attivo, nonché ispirato : pubblica nel 1972 “Talking Book”, opera straordinaria contenente, tra le altre, “Superstition” e la dolce ballata “You Are The Sunshine Of My Life”, che gli varrà un Grammy nel 1974.

Tuttavia, è nel 1973 che esce il suo Capolavoro (a parere di chi parla), “Innervision”.

“Innervision” è una fusione senza pari di generi musicale, è un’opera che travalica le barriere spazio-temporali del genere e arriva alle orecchie ancora oggi fresco, vibrante, emozionante come non mai.

Il disco contiene la famosissima “Don’t You Worry ‘Bout a Thing” (ripresa poi dagli Incognito nel 1992), ma soprattutto, “Higher Ground”.

“Higher Ground” si apre con un piano elettrico tanto “appiccicoso” quanto sensuale, subito doppiato da una linea di basso suadente e avvolta dalla voce di Wonder, trascinante e ipnotica.

Nei 3 minuti di canzone, la sezione ritmica compie mirabolanti acrobazie, mentre il pianoforte viaggia dritto per la sua strada, svisando liberamente in ogni direzione.

Il pezzo di Stevie Wonder incarna perfettamente l’estetica di tutto ciò che riguarda il funk, dalla ritmica alle liriche, passando per una musicalità senza eguali.

Lo steso spirito funk lo riprenderanno quelli che potevano essere i veri eredi del genere, vent’anni dopo, ovvero i Red Hot Chili Peppers.

rhcp
La formazione “storica” dei RHCP

Nel 1989 esce infatti “Mother’s Milk”, e il crossover di genere funk-rock sembra avere trovato il proprio baluardo, la Band che avrebbe rivoluzionato l’estetica del genere.

I RHCP se ne escono prima con “Knock Me Down”, brano dalle forti venature rock, in cui comunque la sezione ritmica (e soprattutto il basso slap di Flea) fa intuire qualcosa di più profondo e ritmato – ma è con il singolo successivo che sfondano definitivamente le porte del genere.

Il singolo successivo è la cover di “Higher Ground”, ovviamente.

Rispetto alla versione “wonderiana”, i Peppers accentuano ulteriormente la componente ritmica, lasciando l’intro al basso incredibile di Flea, mentre all’ingresso della banda si scatena l’inferno.

La batteria entra possente, la chitarra smitraglia un ritmo forsennato, mentre la voce di Anthony Kiedis si poggia potente – ma mai sgraziata, nemmeno durante i cori del ritornello – su una base egregiamente ben costruita.

La vera meraviglia della versione dei RHCP non è di natura rivoluzionaria (alla fine, la cover non aggiunge granchè a quanto già espresso dall’originale), quanto di enorme rinoscimento nei confronti di Stevie Wonder, senza il quale milioni, anzi miliardi di band come i Red Hot Chili Peppers (e sicuramente anche band migliori : Primus, Fishbone, i primi Jane’s Addiction) non sarebbero probabilmente mai esistite.

-Gimmy-

Annunci