“Sono stato punk prima di te/ sono stato più cattivo, io/ suonavo l’heavy metal/ quando tu
eri chiuso nell’asilo.”

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Se c’è un artista italiano che merita di essere definito poliedrico, il primo nome che viene in mente è assolutamente lui: Enrico Ruggeri. Nato nel 1957 a Milano, è sempre stato una delle voci e autori più interessanti della scena musicale italiana.

La sua passione per il rock nasce tra i banchi del Liceo Classico “Berchet”, ispirato inizialmente da Lou Reed (un amore che non ha mai tenuto nascosto) e folgorato nel ’77 dal punk americano.

Dopo il primo album (“Punk” appunto), con il suo gruppo, i Decibel, partecipa al Festival di Sanremo 1980 in versione biondo platino con la canzone “Contessa”, una canzone che ha un andamento musicale quasi cabarettistico e un testo dedicato alle donne cosiddette “volubili” e che fa guadagnare loro il quarto posto. È un successo, compreso l’intero album intitolato “Vivo da re”, un disco che anche la critica ammise di trovare originale.

Dopo che per cause personali, i Decibel si sciolgono, Enrico trova negli Champagne Molotov il gruppo giusto che stava cercando per portare avanti la sua carriera – e tra questi compagni di viaggio c’è anche Luigi Schiavone, che resterà il suo chitarrista di fiducia fino ai nostri giorni.

L’album “Champagne molotov” riprende il discorso dove era stato lasciato da “Vivo da re”, con arrangiamenti però più elettronici. Il seguito, “Polvere”, è uno dei lavori più importanti nella discografia di Ruggeri, tra canzoni dedicate al suo rapporto difficile con le donne e brani più impegnati che raccontano la Milano da bere.

Nel 1984, con la scusa della partecipazione a Sanremo con “Nuovo swing”, pubblica “Presente”, registrato per metà in studio e metà dal vivo, diventando quasi una prima raccolta di successi.

L’anno successivo sarà la volta di “Tutto scorre”, un disco che a livello commerciale non ebbe molto successo, ma come molte volte capita verrà riscoperto più tardi come uno dei suoi capolavori, contenente canzoni come “Il futuro è un’ipotesi”, “Poco più di niente”, “La prima sigaretta”, “Fantasmi di città”.

Nel 1986 partecipa a Sanremo per la terza volta con “Rien ne va plus”, canzone malinconica che apre una nuova fase della sua carriera: quella dello chansonnier ispirato dalla canzone francese. L’album si chiamerà “Enrico VIII” (anticipato dall’EP “Difesa francese”) e al suo interno è contenuta forse la canzone più bella scritta dal “Rrouge”, “Il portiere di notte”, fotografia perfetta del portiere di un albergo che assiste agli amori, alle storie, ai tradimenti e agli intrighi delle altre persone.

Dopo l’album live “Vai Rrouge”, nel 1988 pubblica “La parola ai testimoni”, i quali non sono nient’altro che i personaggi raccontati nelle dodici canzoni che chiudono la fase più legata alla canzone d’autore delle origini. Tale periodo finì ufficialmente con la pubblicazione della raccolta di cover “Contatti”, registrata con l’Orchestra Filarmonica di Mosca, nella quale trovano spazio anche tre inediti, tra cui un rock intitolato “Che temperamento!”.

Nel 1990, pubblica “Il falco e il gabbiano” che, pur non rinunciando alle melodie, vira verso sonorità più rock e grezze, con canzoni quali “Ti avrò” e “Punk (prima di te)”, dedicata al figlio e alle nuove generazioni e suo manifesto assoluto, ovviamente su un arrangiamento che cita punk e heavy metal in uno stile originale e italiano (vi consiglio altamente di vedere il video che da l’idea di quanto era rock in quegli anni il buon Ruggeri).

L’anno successivo è la volta di “Peter Pan”. Oltre alla title track (che cita lo stile arena rock di vari gruppi dell’epoca, i Queen su tutti), vi sono parecchie canzoni con un sound ancora più potente, oltre alle ballate intimiste, sulle quali spicca “Prima del temporale”.

Dopo la partecipazione all’interno della canzone “Il vitello dai piedi di balsa” di Elio e Le storie tese, Enrico si presenta nuovamente a Sanremo con “Mistero” che resterà il suo più grande successo. Una canzone con un sound pop-rock che però non è tra le sue canzoni migliori, in quanto replica in modo forse troppo marcato lo stile di “Peter Pan”.

La prima metà degli anni Novanta si conclude con “Oggetti smarriti”, cronaca della separazione dalla moglie.

Nel 1996, il Rrouge si rialza e pubblica il concept “Fango e stelle”, album che vira verso un pop progressivo, dove le canzoni superano i cinque minuti di durata. All’interno del disco, comunque, si possono trovare alcune delle canzoni più belle: “L’altra madre”, “Cercami cercami” e soprattutto “Ulisse”, un brano che parte lenta suonata solamente da un pianoforte e sfocia in un arrangiamento che richiama in modo assoluto il punk.

Con i successivi “Domani è un altro giorno” (1997) e “L’isola dei tesori” (1999), riesce a scrivere un album nuovamente vicino alle sonorità più melodiche e a riprendere canzoni che ha regalato ad altri artisti (ORO, Mannoia, Morandi e altri) con arrangiamenti rock.

All’inizio degli anni Duemila, l’album “L’uomo che vola” e il live “La via en Rouge” (anticipato dal folk d’ispirazione balcanico, che sembra far parte di un repertorio “alla Goran Bregovic”, “Primavera a Sarajevo”) lo riportano all’attenzione del pubblico e, a questo punto, Ruggeri è pronto a sfoderare il suo ultimo capolavoro.

“Gli occhi del musicista”, album spesso autoreferenziale, ma con molti brani che valgono davvero il prezzo del disco, su tutte “Nessuno tocchi Caino” (con la partecipazione della nuova compagna Andrea Mirò, anche lei abile cantautrice), “Gli occhi del musicista”, “La preghiera del matto”, “Lunga è la notte” e “I naviganti”.

Gli ultimi lavori non tolgono e non aggiungono nulla all’ormai consolidata carriera. Da “Amore e guerra”, passando per “Rock show”, “La ruota”, “Frankenstein”, “Pezzi di vita” e l’ultimo “Un viaggio incredibile”, le sue canzoni fanno sempre il proprio dovere, senza però cambiare le carte in tavola. Degne di nota possiamo ritrovare “Tre signori” (dedicata a Faletti, Gaber e Jannacci), “Hai ragione”, “Sono io quello per strada” (risposta alla canzone “Guarda che non sono io” di De Gregori, in cui “il principe” della canzone italiana prova a mettere le distanze tra lui e il suo pubblico) e “La badante”.

Con più di trenta album in quasi quarant’anni di carriera, Ruggeri è stato ed è davvero uno degli artisti e cantautori più prolifici della scena italiana. Non contando le altre varie avventure che ha vissuto, dal conduttore tv allo scrittore, dal conduttore radiofonico al calciatore della Nazionale Cantanti. Spesso sottovalutato, è un artista che ha dimostrato che non serve per forza una voce bella e pulita per diventare artisti, ma bisogna avere anche e soprattutto emozioni, sentimenti e qualcosa da dire. E lui di cose ne ha dette davvero molte. E molto bene.

Stefano

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