Storia di un diamante incastrato esattamente a metà fra il genio e la follia

 

PINK FLOYD – WISH YOU WERE HERE

(Roger Waters, David Gilmour, Nick Mason, Richard Wright)

“La brezza sottile si è incisa sulla roccia”

Luglio 1975, Londra

Siamo negli studi di registrazione di Londra, i Pink Floyd hanno composto i pezzi del nuovo album tra uno spazio e l’altro della tournée che si è appena conclusa.

L’album precedente è “The Dark Side Of The Moon” (anno domini 1973) e il successo è stato tale che a distanza di due anni è ancora in testa alle classifiche di mezzo mondo e questo per loro è motivo di grande orgoglio, ma anche un fardello enorme che grava sulla loro ispirazione.

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L’Iconico Prisma, copertina di The Dark Side Of The Moon

Negli studi entra un uomo grasso, completamente rasato, comprese le sopracciglia. Ha un fare agitato e continua a muoversi come un uomo d’affari rinchiuso da ore in una sala d’aspetto dell’ospedale, scopriranno all’uscita che era Syd Barret (1946-2006): amico, fondatore, mente e principale compositore dei primi due album della band, allontanato nel 1968 per gravi problemi mentali, dovuti in parte all’abuso di alcolici ed in parte ad una sua predisposizione.

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Un anziano Barret a sinistra, la foto di un giovane Syd a destra

 

IL DISCO

Questo disco ha due facce:

  • La lotta personale contro lo Showbiz, contro i critici e giornalisti musicali e contro l’industria musicale (“Welcome To The Machine“, “Have A Cigar“, che vede alla voce la partecipazione di Roy Harper)
  • Una dedica all’amico fraterno Syd Barret (“Shine On You Crazy Diamond”, “Wish You Were Here”)

È un disco travagliato, non a caso il suo parto durerà nove mesi.

SHINE ON, YOU CRAZY DIAMOND

È una lunga suite divisa in due parti: la prima, I/V, apre il disco, la seconda, V/VII, lo chiude. I Floyd sono maniaci della perfezione, infatti modificheranno questo pezzo decine di volte prima di ottenere il risultato voluto.

 

 “Ricordi quando eri giovane, splendevi come il sole.

Continua a brillare, diamante pazzo

ora c’è un’espressione nei tuoi occhi, simile ad i buchi neri nel cielo

Continua a brillare, diamante pazzo

sei stato catturato nel fuoco incrociato di infanzia e notorietà

soffiato via dalla brezza d’acciaio”

WISH YOU WERE HERE

Questo è un pezzo che non ha bisogno di presentazioni. È arte allo stato puro, è Michelangelo Antonioni che si mescola con Mogol, è il vento che si insinua nella roccia ed esce fischiettando.

È poesia.

“Quindi tu pensi di saper distinguere il paradiso dall’inferno e

I cieli azzurri dal dolore.

Sai distinguere un campo verde da una fredda rotaia d’acciaio?

Un sorriso da un pretesto?

Pensi di saperli distinguere?

Ti hanno portato a barattare i tuoi eroi per dei fantasmi?

Ceneri calde con gli alberi? Aria calda con brezza fresca?

Un freddo benessere con un cambiamento? E hai scambiato

Un ruolo di comparsa nella guerra con il ruolo da protagonista in una gabbia?

 
Come vorrei, come vorrei che fossi qui

Siamo solo due anime sperdute che nuotano in una boccia di pesci

Anno dopo anno

Corriamo sullo stesso vecchio terreno. E cosa abbiamo trovato?

Le solite vecchie paure

Vorrei che fossi qui”

L’ARTWORK

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 La copertina del disco è un eloquente messaggio sull’avidità delle persone e la falsità del mondo che ruota intorno all’industria musicale, il cosiddetto show business.

Due uomini in giacca e cravatta si stringono la mano mentre uno dei due sta prendendo fuoco.

La scena fotografata è stata girata più volte ed al primo tentativo lo stunt-man incendiato (non immaginario!), per colpa di una folata di vento, si brucerà i baffi e si ustionerà leggermente il volto.

Ristabilita la calma, ripeteranno la scena riuscendo ad immortalarla senza ulteriori danni!

NOTE SPEZIATE

Siamo in Versiglia, in un passato tra il prossimo ed il remoto.

Per una casualità quasi ammirevole, si trovano seduti nello stesso locale, separati da pochi tavoli, i due ex amici e compagni nei Pink Floyd: David Gilmor e Roger Waters.

C’è tensione nel locale, gli animi si surriscaldano e l’aria si fa più densa di un budino alla panna cotta, quando per puro caso si fa avanti il campione mondiale di convincimento pacifico: un ragazzone norvegese di 150 kg con chiaro accento caucasico, soprannominato dagli amici l’Abominevole uomo delle nevi. Prende le redini della situazione facendo sedere i due ex Floyd al suo tavolo. Tra una pinta e l’altra li intratterrà con simpatici aneddoti prevalentemente razzisti e maschilisti, culminerà con una “barzelletta” sull’olocausto (tema molto caro a Waters) di cui preferisco non riportare i particolari e, tra le risate generali e gemiti di gioia, verrà stappata una bottiglia di Don Perignon datata 1975, anno della pubblicazione di “Wish You Were Here”.

 

P.s. I fatti narrati sono realmente accaduti, a volte conditi da un velo di sarcasmo, ma in alcuni casi la finzione è più vera della realtà stessa.

Stay Tuned, Stay Rock…Boja Fauss!

 

-Luc-

 

 

 

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