C’era una volta, non molto tempo fa, una popstar, uscita da poco da un quartetto vocale tutto al femminile, con cui ha solcato le classifiche di tutto il mondo.

La postar in questione inizia quindi una carriera solista di grande successo, diventa una delle nuove Regine Del Pop internazionale, si trasforma in icona di stile e riferimento fisso sulle riviste patinate.

Nel 2003, esce “Dangerously In Love”, clamoroso successo di pubblico, anche (e soprattutto) trascinato dal pezzo che voglio prendere in analisi oggi, vale a dire “Crazy In Love” – e ora, l’avrete capito, si sta parlando di Beyoncè.

beyonce

Il pezzo, bene o male, lo conosciamo tutti. Si tratta della classica hit scala-classifiche, con niente di più che una produzione scintillante a far brillare il nulla cosmico di cui è composto il pezzo in sé.

In effetti, c’è poco da raccontare sulla versione orignale, a parte il fatto che qualche anno dopo, qualcuno la trasforma in una sorta di miracolo.

Nel 2009, infatti, il brano passa sotto le mani di Antony Hegarty, personaggio bizzarro e carismatico, già leader della band Antony & The Johnsons, con i quali porta avanti un cammino incentrato sulle torch songs, canzoni dolenti e intimiste, spesso accompagnandosi solo con un pianoforte e poco altro.

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Antony Hegarty

Gli Antony & The Johnsons hanno nel 2009 già all’attivo due dischi (l’omonimo del 2004 e “I Am A Bird Now”, del 2005) con uno stile musicale già comprovato.

La loro versione di “Crazy In Love” non fa eccezione. Il pezzo di Beyoncè viene spogliato di tutti i pizzi e i merletti della produzione, lasciando la melodia in balìa della disperata voce di Antony, accompagnato da un crescendo di archi e pianoforte da lacrime.

Il cuore dolente dell’arte di Antony di fonde assieme alle potenzialità pop dell’originale di Beyoncè, così che lo scontro fra due mondi apparentemente così distanti riesce a dare vita ad una creatura incredibile, piena di fascino, potenza e mistero.

 

-Gimmy-

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