Storia di un anticonformista

21/07/2014

Siamo a Barolo, Piemonte, al festival di Collisioni. Alle 20:00 si è abbattuta una “bomba d’acqua” sui 9000 presenti, e nonostante alle 21:00 (orario di inizio dello show) il meteo sia tornato alla normalità, alle 21:45 il palco è ancora vuoto e la gente, stipata e umida, comincia a spazientirsi.

Alle 22:00 finalmente si spengono le luci e si accendono i riflettori, sale sul palco un vecchietto con improbabile cappello sudista.

Dopo quasi un’ora di concerto la band ha suonato 4/5 pezzi, interminabili e sconosciuti ai più; il pubblico da spazientito comincia ad arrabbiarsi, ma la musica cambia quando da un lato compare uno dei promoter soprannominato “Motosega” (da quando ha smesso di fumare ha sempre un bastoncino di liquirizia legnosa in bocca e quando si altera, urla e sputa pezzi di bastoncino come fosse segatura).

A firmare il trattato di pace con il pubblico saranno una cover di Blowin’ in the Wind ed una Heart of Gold cantata all’unisono.

Ladies and gentlemen…

NEIL YOUNG!

Untitled.jpg
“E’ meglio bruciare, che spegnersi lentamente”

A fine anni Ottanta sarà il padrino della ondata grunge, che da Seattle si spargerà a macchia d’olio nel resto del mondo. I Pearl Jam registreranno un album con lui e nei loro live non mancherà mai “Rockin in the free world“. Kurt Cobain lo citerà come simbolo è fonte di ispirazione.

 Neil Young è un personaggio crudo, controverso, non malleabile, un anticonformista.

Entra a far parte dei Buffalo Springfield giovanissimo, assieme all’amico Stephen Still, raggiungendo un discreto successo con il singolo “For What it’s worth (n.7 in USA).         Nel 1968 pubblicherà il suo primo album solista e contemporaneamente verrà reclutato dal trio folk Crosby, Still e Nash, per formare la prima superband della storia, partecipando in veste non del tutto ufficiale al festival di Woodstock, ma di questo ne parleremo in altre occasioni.

HARVEST – 1972

Harvest (“mietitura”) è un album perfetto, un dipinto ad olio su tela e meriterebbe una menzione su ogni pezzo. Il suo artwork è minimale e la copertina originale del disco è in cellulosa di avena.

harvest
La cover del disco

 

In quel periodo Young vive solo nel suo ranch in California, porta un busto ortopedico in seguito ad un incidente, per cui comporrà questo album quasi tutto con chitarra, voce e armonica, registrando nel suo fienile con una band composta per l’occasione con all’interno molti suoi amici.

HEART OF GOLD

Il primo singolo di Harvest è un pezzo inusuale per Young, una ballata acustica con suoni molto west coast, che influenzerà band come Eagles o America, su cui aleggia il suono dell’armonica che si insinua nel brano con melliflua insistenza, fino a sembrare un’armonia vocale

Finale dalle tinte gospel in cui spicca la voce Linda Ronstadt.

Sarà il primo e ultimo pezzo a raggiungere la vetta delle classifiche, a dire il vero, premio poco ambito da un musicista alternativo come Neil.

 

OLD MAN

In “Old Man“,  Young si confida con un vecchio uomo (forse colui che gli ha venduto il ranch) raccontando le proprie perplessità.

“Vecchio uomo guarda la mia vita

sono simile a come eri tu un tempo

vecchio uomo guarda la mia vita

ho ventiquattro anni

e ne ho ancora tanti davanti

vivo solo in un paradiso

e questo mi preoccupa

l’amore perso a caro prezzo

mi ha dato cose che non vanno perdute

come una monetina che non può essere gettata

e rotola a casa da te

ho bisogno di qualcuno

che mi ami tutto il giorno

se guardi nei miei occhi

puoi renderti conto che dico la verità”

L’intro di questo brano è quasi assurda: parte da un FA-7 e va ad un RE 4, ma riesce ad incastrarla perfettamente, in un crescendo da brividi.

 

NOTE SPEZIATE

Sto camminando in solitudine per le strade di Toronto in attesa del match NBA tra Raptor e Chicago Bulls previsto per la sera.

Si avvicina a me un losco individuo con capelli lunghi, coperti in parte da un cappello da cowboy, basettoni e camicia di flanella.

A pochi passi da me lo riconosco: “Hey Neil, can you take a picture with me?”

Si ferma ad un metro da me e, senza proferir parola, lascia partire uno sputo che arriva ad un centimetro dal mio stivale; poi mi saluta con un cenno impercettibile del sopracciglio e sparisce.

Non ci credo, era veramente Neil Young.

  

P.s. I fatti narrati sono realmente accaduti, a volte conditi da un velo di sarcasmo, ma in alcuni casi la finzione è più vera della realtà stessa.

Stay Tuned, Stay Rock…Boja Fauss!

-Luc-

 

 

 

Annunci