“Ta-taa, ta-na-na, tana-nana / ta-taa…”

Un po’ di storia.

Correva l’anno 1962. Gli Stones sono agli albori della loro carriera, hanno già pubblicato due dischi – “The Rolling Stones” e “The Rolling Stones No. 2”, peraltro di buon successo – e stanno stabilizzando la formazione, la quale diventerà la “classica” della band.

Hanno all’attivo svariati singoli, la maggiorparte riproposizioni di standard blues – per citarne alcuni, “Not Fade Away” di Buddy Holly, “Carol” di Chuck Berry e “I Wanna Be Your Man” della coppia Lennon /McCartney – ma è con l’uscita del loro primo EP che ottengono il diritto di registrare negli studi della Chess Records.

Da qui, tra il 1964 ed il 1965 Jagger e Richards, cominciano a incidere le proprie canzoni e a riprodurre quel sound fino ad allora sconosciuto alle sale d’incisione inglesi.

Ed eccola, finalmente, nel 1965 esce “(I Can’t Get No) Satisfaction“, ed è il trampolino di lancio degli Stones nell’Olimpo del rock’n’roll mondiale.

Il pezzo si apre con il riff preciso, semplice ma potente di Keith Richards, subito doppiato dalla seconda chitarra di Ronnie Wood e supportati da una sezione ritmica possente e martellante, dove la voce melliflua ma rabbiosa di Jagger sciorina un inno all’insoddisfazione giovanile e si dichiara apertamente contro il consumismo, cosa che fece percepire la canzone come un attacco allo status quo sociale dell’epoca.

Rolling Stones Live
Gli Stones live, metà degli anni ’70

Il Capolavoro è fatto. E’ lì, spopola in testa a tutte le classifiche musicali (persino nella “piccola” Italia di metà degli anni ’60), ed è destinato a rimanerci per molto molto tempo.

Guardare ma non toccare, come una Vacca Sacra della Musica, nessuno oserebbe mai coverizzare un pezzo del genere.

Nessuno, ad eccezione dei Devo.

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I Devo, con in testa il peculiare “Energy Dome”, loro elemento distintivo

I Devo si formano a Akron (Ohio) nel 1972, per mano di Gerald Casale, Bob Lewis e Mark Mothersbaugh. Sono considerati una tra le band più importanti della new wave,e in generali come uno dei gruppi di maggiore impatto innovativo della storia della musica.

Il loro stile musicale incorpora funk, elettronica, chitarroni rock, voci robotiche, in un grande calderone di incoscienza collettiva, e la loro versione di Satisfaction, contenuta nel disco di esordio “Are We Not Man? We Are Devo!” non è certo da meno.

La versione dei Devo scardina sin da subito le fondamenta tipicamente blues-rock dell’originale, introdotta da una batteria sghemba e apparentemente fuori tempo, accompagnata da un basso corposo e da una chitarrina appena accennata.

Non si capisce che si tratta degli Stones finchè non entra in gioco la voce, che si limita a riprendere vagamente la linea melodica originale sciorinando il testo come fosse una filastrocca per bambini.

Il ritmo forsennato ma sbilenco viene interrotto solo ogni tanto dai “no-no-no / hey-hey-hey” e dal coro finale, dove lo scambio fra i cori e la voce solista diventa un po’ – ma non troppo – somigliante all’originale.

La stramba e “irrispettosa” versione del gruppo new wave obbligo i Devo ad incontrarsi con Mick Jagger in persona, di modo tale da trovare un accordo per la pubblicazione. Durante l’incontro, Jagger approvò e disse che la versione dei Devo era “di suo gradimento”, così l’accordo fu raggiunto.

In conclusione, non esiste un mito che sia intoccabile. Bisogna solo vedere da che parte iniziare per DE-costruirlo!

-Gimmy-

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