Bob Dylan

Blowin’ In The wind

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Quando ho cominciato questo progetto, non avevo dubbi su chi sarebbe stato ad inaugurarlo… il menestrello del rock: Bob Dylan

13 Ottobre 2016

Nello stesso giorno in cui ci lascia uno dei più grandi artisti italiani, nonché premio Nobel per la letteratura Dario Fo, viene insignito del medesimo premio un “certo” Robert Allen Zimmerman (Duluth, 24 maggio 1941), in arte Bob Dylan.

Sembra un passaggio di consegna quello che il destino ha riservato, perché proprio come Fo, che ripercorrendo la tradizione dei giullari, usava la sua incredibile arte di recitazione per schierarsi sempre dalla parte dei deboli, degli oppressi, degli emarginati, attaccando con ironia e sarcasmo i poteri forti con le loro figure di facciata, anche Dylan usa la sua capacità di scrivere per prendere posizione, per dire la sua, ma lo fa come se avesse una lametta sulla punta della lingua e un fucile al posto della chitarra, ma al posto del piombo spara note piene di rancore e delusione, che implodono dentro l’orgoglio nazionalista americano.

“Tutto quello che posso fare è essere me stesso, chiunque io sia”

Questo aforisma descrive molto bene Bob, un personaggio enigmatico e stacanovista, un alter ego del suo alter ego. Premiato con la Medal of Freedom dal presidente Obama, fuggirà col capo chino, senza neanche stringere la mano nè proferire una parola. Stessa musica alla notizia dell’assegnazione del premio Nobel per la letteratura… un silenzio assordante ha accompagnato i giorni seguenti, la sua unica osservazione che è trapelata
“chi mi ha votato è sicuramente un incompetente!”

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Dylan con Joan Baez, amici e compagni di molte “battaglie” civili

Maggio 1963

Blowin’ In The Wind

Nell’anno della morte di John Fitzgerald Kennedy, Dylan scrive un pezzo che diventerà la colonna sonora di un’intera generazione, che è in fermento. Stufa delle promesse da marinaio dello “Zio Sam”, delle migliaia di morti nella guerra fredda e in Vietnam, la generazione dei figli dei fiori combatterà per difendere i propri diritti e lui ne è il portavoce: a soli 21 anni, ispirato da un canto degli schiavi americani (no more auction block) scrive un testo bellissimo, che è una chiara presa di posizione contro la guerra, contro l’ipocrisia. Non era facile scrivere un pezzo del genere in quel momento storico, il rischio di essere additato come comunista (reato perseguibile in USA) o come antinazionalista era altissimo; ma lui la scrisse nel posto giusto, al momento giusto… per questo è una leggenda, l’unico ad esserlo in vita!

Soffia nel vento

Quante strade deve percorrere un uomo

prima che lo si possa chiamare uomo?

e quanti mari deve sorvolare una bianca colomba

prima che possa riposare nella sabbia?

e quante volte i proiettili dovranno fischiare

prima di venir banditi per sempre?

La risposta, amico mio, soffia nel vento

La risposta soffia nel vento

Quanti anni può esistere una montagna

prima di venire lavata dal mare?

e quanti anni devono vivere alcune persone

prima che possano essere finalmente libere?

e quante volte un uomo può voltare la testa

fingendo di non vedere?

La risposta, amico mio, soffia nel vento

La risposta soffia nel vento

Quante volte un uomo deve guardare verso l’alto

prima che riesca a vedere il cielo?

e quante orecchie deve avere un uomo

prima di poter sentire la disperazione della gente?

e quante morti ci vorranno perchè egli sappia

che troppe persone sono morte?

La risposta, amico mio, soffia nel vento

La risposta soffia nel vento

 

 

Note speziate

Da fonti non ufficiali è trapelata la notizia secondo cui, Dio in persona, abbia giocato uno scherzo a Dario Fo. Lo avrebbe fatto bussare alle porte del paradiso, scoprendolo per la prima volta nella “vita”, impreparato. Dopo essersi fatti due grasse risate i due avrebbero girato lo scherzo a Dylan premiandolo con il Nobel. La sua reazione probabilmente non la sapremo mai, ed è probabile che sia su un foglietto che adesso sta svolazzando nel vento!

P.s. Un piccolo omaggio, da un piccolo uomo (me) a due grandi uomini e artisti, così diversi eppure così simili,da cui c’è molto da imparare. Vi rimando alle splendide le parole di Carlo Petrini su Dario Fo. Stay tuned, stay rock…. boja fauss!

http://www.slowfood.it/bel-finale-dario/

-Luc-

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